I numeri complessi
Capitolo 1
DEFINIZIONI E OPERAZIONI FONDAMENTALI
Sintesi:
Definizioni e proprietà di una importante categoria di numeri
inizialmente introdotta per risolvere il problema dell'estrazione di
radici quadrate
di numeri negativi e rivelatasi uno strumento matematico potentissimo
per la descrizione dei fenomeni fisici e lo sviluppo stesso della
matematica.
Se
hai caricato solamente questa pagina puoi forse desiderare di vedere la
lezione nella sua struttura completa,
così da poter utilizzare anche i supporti interattivi.
In tal caso clicca sull'immagine a sinistra.
Il
quadrante in alto a sinistra della pagina ospita generalmente
un'applet
(applicazione Java) interattiva o altri sussidi (es. immagini, oggetti
multimediali, ecc). Chiamerò questa area: lavagna interattiva
o semplicemente
lavagna.
Alcune azioni nella lavagna (ad
esempio compare un oggetto),
sono determinate da collegamenti che
compaiono nel testo, sui quali si può cliccare. Il doppio click
produce l'azione opposta (lo fa scomparire). Nel corso della lezione
può essere necessario caricare diverse lavagne e ciò viene
segnalato da
un'immagine
di questo tipo:
, su cui si deve cliccare con
il tasto sinistro del mouse. Immagini
interattive possono essere presenti anche nel corpo del
testo.
Alcune
sequenze tastiera + mouse utili per
l'uso dell'applet:
Ctrl (o Shift)
+
rotellina = Zoom avanti-indietro; Ctrl (o Shift)
+
tasto sinistro = spostamento inquadratura (trascinando);
Frecce
in alto a destra = reset
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le formule matematiche
1.1.0 - Introduzione e
cenni storici
La
prima fugace comparsa dei numeri complessi avviene nella
prima
metà del XVI secolo, in Italia. Gerolamo Cardano
(1501-1576),
poliedrico medico e
matematico, trattando del metodo della falsa posizione, propone questo
problema, manifestamente impossibile (
Ars
Magna o
Artis
Magnae,
1545
):
"
Dividi 10 in due parti
che moltiplicate tra loro diano 40 ".
Che possiamo anche enunciare così:
trovare due
numeri x e y,
tali che x +
y = 10
e x·y = 40.
Seguiamo per un momento il ragionamento di Cardano.
Immaginiamo che il segmento
ab
sia lungo 10 (non importa l'unità di misura).
Il quadruplo di
ab,
che potremmo rappresentare con il
rettangolo tratteggiato, vale 40.
Il punto c divide ab in due parti x e y, il cui prodotto deve dare 40.
Inizialmente (falsa posizione) Cardano fa coincidere c con il punto
medio di ab e quindi x = y = x
0 = 5. L'area del
rettangolo
ad
(così lo identifica), che in questo caso è un quadrato, è
pari a xy = x
02
= 25, ovviamente diverso da 40.
La soluzione, se esiste, si può ottenere solo spostando c (
prova
sulla figura) di una
quantità r dalla posizione iniziale, ma è chiaro che se, ad
esempio, x diminuisce di r, allora y dovrà aumentare della
stessa quantità, cioè se x = x
0 −
r
allora y = x
0 + r.
Questo perchè la somma x +y deve essere uguale alla lunghezza
di ab (10).
Se x = x
0 − r e y = x
0
+ r sono la suddivisione cercata, dovrà essere vero che (x
0
− r)(x
0
+ r) = 40, nel caso specifico (5 − r)(5 + r) = 40.
Svolgendo il prodotto notevole (somma per differenza), si ha
25 − r
2
= 40, il che implica che r
2
sia negativo: r
2 =
−15.
A questo punto Cardano introduce la quantità √
−15 (
ideo immaginaberis R. m. 15.,
nel testo e con la notazione di allora), da sottrarre e aggiungere a 5
per avere la soluzione cercata:
5.
p. R. m. 15.
e
5. m.
R. m. 15. che
significa: 5 + √
−15
e 5 − √
−15.
Quindi dimostra che effettivamente queste entità costituiscono
una soluzione del problema, dato che:
5 + √
−15
+ 5 − √
−15 =
10
e
(5 + √
−15
)
·(5 −
√
−15)
= 5
2 − (√
−15 )
2
= 25 − (−15) = 40
Ma
Cardano, non riesce a trovare una giustificazione per queste strane
quantità. Ne attribuisce la comparsa alla diversa natura
di
ad
(il quadrato), che non è la stessa di 40 (che considera una linea),
essendo
una superficie più lontana dal numero e una linea più vicina ad esso.
Alla fine, non riconoscendo il "tesoro matematico" che aveva a portata
di
mano, ritiene questi ragionamenti essere capziosi (
sofistici)
e tanto sottili quanto inutili.
Radici quadrate negative comparivano anche nelle formule risolutive
di alcune equazioni di terzo grado: ad esempio
x3 −
15x =
4,
di cui si conosceva, per sostituzione diretta, la radice
reale x = 4.
La formula risolutiva di Cardano dava: x = ( 2 + √
−121
)
1/3 + ( 2 − √
−121 )
1/3.
Raffaele Bombelli (1526-1573) cercò di dare alle radici
cubiche della formula precedente un'espressione formalmente simile a
quella dei
radicandi, quindi del tipo a ± √
−b. Secondo
la notazione moderna deve essere allora: (a + √
−b)
3
= 2 + √
−121
e
(a − √
−b)
3
= 2 − √
−121
. Sapendo che si deve avere x = 4, si
può facimente dimostrare che x = 2 + √
−1
+ 2 − √
−1.
Descartes (Cartesio, 1596-1650) per primo chiamò
numeri immaginari
entità quali √
−121
o √
−1
e Eulero (1707-1783) nel 1777 introdusse il simbolo
i
per designare la radice quadrata di −1,
i
= √
−1.
Ciò che sembrava quasi un incidente matematico, qualcosa in cui non
credere veramente (numeri
immaginari
in contrapposizione con i numeri
reali),
si è poi rivelata una delle più feconde scoperte della Matematica.
Accade spesso così.
I
numeri complessi, le strutture e i concetti matematici
che da essi derivano sono ora uno
strumento
irrinunciabile per la conoscenza scientifica e per la stessa
Matematica.
1.1.1 - Numeri
immaginari
Se,
nel
campo
(1)
dei numeri reali, tentiamo di risolvere equazioni come:
x
2 + 1 =
0,
andiamo incontro ad una difficoltà insormontabile.
L'equazione infatti può essere scritta come x
2
= −1, ma sappiamo che non esiste alcun numero reale il cui
quadrato sia negativo.
Non siamo in grado di eseguire l'operazione di
estrazione di radice
quadrata di numeri negativi in campo reale, per cui una soluzione come
x = √
−1
viene considerata priva di senso. Per molto tempo si è evitato il
problema semplicemente ammettendo che l'equazione x
2
+ 1 =
0 non possieda soluzioni in campo reale.
Il
problema viene risolto introducendo la quantità
i
= √−1
(2),
detta
unità
immaginaria.
Una
prima evidente proprietà dell'unità immaginaria è la seguente:
i2
=
i·i
= (√
−1)
2
= −1.
Conseguentemente abbiamo anche:
i
3
=
i·i·i
= −
i,
i
4 = 1.
Daremo più avanti una interpretazione geometrica di questi risultati.
Le soluzioni della precedente equazione x
2 + 1 =
0, sarebbero allora x
1 = +
i
e x
2
= −
i.
x
2 + 4 = 0, ad esempio, darebbe come soluzioni x
1
= 2
i
e x
2 =
−2
i.
Oggetti
di questo tipo prendono il nome di numeri immaginari e sono
formati dal 'prodotto' di un numero reale per l'unità immaginaria
stessa.
In
realtà per affermare che si tratta di numeri bisogna provarlo, cioè si
deve verificare che siano soddisfatte le proprietà tipiche dei numeri.
In particolare deve essere possibile definire le operazioni che si
possono eseguire tra numeri, tra cui, ovviamente somma e prodotto.
Possiamo creare nuovi numeri immaginari sommando (o sottraendo)
ripetutamente
i
a se
stessa:
i
+
i
+
i
= 3
i,
o moltiplicando
i
per un
numero reale: 2,718·
i,
−5/3·
i, √
2·
i,
ecc.
In generale
sarà possibile sommare due numeri immaginari applicando le regole
algebriche
(3)
per i monomi, così: 2
i
+ 3
i
= 5
i.
Analogo discorso per la
moltiplicazione, tenendo presente la proprietà di
i
prima enunciata:
2
i
x 3
i
= 6
i2
=
6(−1) = −6. Questo può
essere evidenziato affermando che il prodotto di due numeri immaginari
qualsiasi è sempre un numero reale.
1.1.2 - Somma, differenza e prodotto
Possiamo sommare numeri reali a numeri immaginari, ottenendo oggetti
del tipo a +
ib
(oppure a + jb). Per queste entità definiamo
somma,
prodotto e differenza sulla scorta di quanto fatto in algebra per i
binomi
(3),
ricordando la proprietà di
i
prima enunciata.
Somma:
(a+
ib)
+ (c+
id)
= (a+c)
+
i(b+d)
Differenza: (a+
ib) −
(c+
id)
=
(a−c)
+
i(b−d)
Prodotto: (a+
ib)
· (c+
id)
= (ac −
bd) +
i(ad
+ bc)
Con
queste definizioni è possibile dimostrare che oggetti matematici come a
+
ib
godono effettivamente di tutte le proprietà caratteristiche dei
numeri e quindi sono da considerarsi numeri a tutti gli effetti. Essi
prendono il nome di numeri complessi.
Il numero a ( oppure c) è detto parte reale del numero complesso,
mentre b (oppure d) è la parte immaginaria. Se
z = a +
ib,
allora Re(
z)
= a, parte reale
di
z e Im(
z) = b, parte
immaginaria di
z.
Notiamo che per indicare un numero complesso usiamo un carattere
tipografico in grassetto, oppure
z, carattere sopralineato
Esiste un numero complesso che
sommato a qualsiasi altro numero complesso
z = a +
ib,
dia il numero
z
stesso?
Sì, è
0
= 0 +
i0,
infatti :
(a+ib) + (0+i0) = (a+0)
+ i(b+0) = (a+ib)
Questo numero è l'elemento neutro per la somma di numeri complessi.
Esiste un numero complesso che moltiplicato per qualsiasi altro numero
complesso
z
= a +
ib,
dia il numero
z
stesso?
Anche in questo caso la risposta è affermativa: questo numero è
1 = 1 +
i0,
infatti:
(a+
ib)
·(1+
i0)
= (a
·1 −
b
·0) +
i(a
·0 + b
·1) = a +
ib
1 = 1
+
i0 è
l'elemento neutro per il prodotto di numeri complessi.
1.1.3 - Numeri complessi coniugati
Abbiamo visto prima che
i2
=
−1, per cui
i·(−
i)
= 1.
Questo è vero qualsiasi sia il numero immaginario. Ad
esempio:
i7·(−
i7)
= −
i249
= 49.
Numeri
di questo tipo si dicono numeri immaginari coniugati. Differiscono solo
per il segno e moltiplicati tra loro danno sempre un numero reale
positivo, che è il quadrato della parte immaginaria del numero
immaginario
stesso:
ib·(−
ib)
= b
2.
Generalizzando:
a+ib
e a−ib
sono numeri complessi coniugati. Essi
differiscono solo per il segno della parte immaginaria.
Se moltiplichiamo due numeri complessi coniugati tra loro otteniamo:
(a +
ib)
(a −
ib)
= a
2 +
iba
−
iab
−
i2b
2
= a
2 + b
2.
Qui abbiamo usato la proprietà commutativa: ba = ab.
La radice quadrata di questa grandezza, sempre positiva,
√a2
+ b2
è detta modulo del numero complesso.
Chiamando
z
= a +
ib
e
z*
= a −
ib,
avremo quindi :
z·
z*
= a
2 + b
2
=
|
z|
2.
Il complesso coniugato di
z
= a +
ib,
è indicato anche con
z
= a −
ib.
Spesso il modulo è indicato con la lettera r:
|
z| = r =
√
a2
+ b2
1.1.4 - Divisione
Leggermente più laboriosa è la procedura per la divisione tra
numeri complessi:
Dovendo eseguire ad esempio:
per evitare la complicazione di un denominatore complesso, si sfrutta
la
proprietà dei complessi coniugati e si assume che una frazione
complessa (come una frazione algebrica) non vari moltiplicando
numeratore e denominatore per lo stesso numero (complesso).
In questo caso moltiplicheremo numeratore e denominatore per il
complesso coniugato del denominatore:
ottenendo così un denominatore reale, che sappiamo facilmente trattare.
In seguito dimostreremo che è possibile elevare a
potenza e
estrarre
radice dei numeri complessi e che valgono tutte quelle proprietà
(commutativa, associativa, distributiva) che ci assicurano che i numeri
complessi sono numeri a tutti gli effetti.
1.1.5 - Definizione formale di
numero complesso
Vediamo ora una definizione formale di numero complesso.
Definizione:
I numeri complessi sono costituiti da coppie ordinate di
numeri reali.
Tra tali coppie è definita un' operazione somma:
(a, b) + (c, d) = (a + c, b
+d)
e un'operazione prodotto:
(a, b)·(c, d) = (ac −
bd, ad + bc )
Date queste
definizioni si può facilmente dimostrare che:
L'elemento neutro per la somma è (0, 0);
(a,
b) + (0, 0) = (a+0, b+0) = (a, b)
L'elemento opposto di (a,b) è (−a, −b);
(a,
b) + (−a,
−b)
= (a−a,
b−b)
= (0, 0)
L'elemento neutro per la moltiplicazione è (1, 0)
(a,b)·(1,0)
= (a·1
−
b·0, (a·0+b·1)
= (a, b)
Il reciproco di un numero complesso (a,b), indichiamolo con 1/(a,b),
è:

Infatti,
detto (a, b) un numero complesso qualsiasi, e (r, s) il suo reciproco,
si deve avere (a, b) ·
(r,
s) = (1, 0), cioè (ar-bs, as+br) = (1,0).
Per
determinare r ed s basta allora risolvere il sistema:
che dà appunto:
Possiamo
quindi definire
l'operazione divisione (a,b) / (c,d) come prodotto (a,b) x
1/(c,d)
I numeri reali sono tutte le coppie del tipo (a,0) con parte
immaginaria nulla.
Tutte le coppie del tipo (0,b), cioè con parte reale
nulla, rappresentano i numeri immaginari.
Applicando le definizioni:
i2
= (0,1)
·(0,1) = (0
·0 − 1
·1, 0
·1 + 1
·0) = (−1,0)
= −1
il prodotto di due numeri reali è un numero reale:
(a,0)
·(c,0) = (a
·c − 0
·0, a
·0 + 0
·c) = (a
·c,0) = a
·c
Il prodotto di due numeri immaginari è un numero reale:
(0,b)
·(0,d) =
(0
·0 −
b
·d, 0
·d + b
·0 ) = (−
b
·d, 0)
1.2 - La geometria dei
numeri complessi
Abbiamo
visto come si eseguono le operazioni fondamentali con i numeri
complessi, ma questo non ci fa ancora comprendere quale sia la loro
vera
potenza.
Perciò è opportuno ricorrere ad una rappresentazione geometrica dei
numeri complessi.
1.2.1 - Il piano di Argand -
Gauss
I
numeri reali vengono normalmente rappresentati come punti di una retta,
una volta fissata la posizione dello zero e determinato il verso
positivo.
Figura 1. La retta reale: ogni numero reale corrisponde ad
un suo punto
Questa retta viene
spesso chiamata retta reale. Ad ogni suo punto (i punti sono infiniti)
viene associato, senza possibilità di ambiguità, uno ed un solo numero
reale. Si dice cioè che esiste una corrispondenza biunivoca tra i
numeri reali e i punti della retta.
Nella figura 1 si sono rappresentati numeri razionali (3/4 e
-3/4) e alcuni
numeri reali, con i loro simmetrici rispetto all'origine.
È possibile una rappresentazione analoga per i numeri
complessi?
Sorge subito la difficoltà di rappresentare
i
= √
−1
.
Semplicemente non esiste alcun punto della retta a cui associare
l'unità immaginaria
i,
dal momento che
i
non è un numero reale.
Se moltiplichiamo 1 per
i2
otteniamo −1, che è reale ed è rappresentato da un punto sulla retta.
Potremmo quindi pensare che
i2
trasformi 1 nel suo opposto −1, che corrsiponde
geometricamente
ad una rotazione di 180° del segmento [0,1]. Ma allora
moltiplicare 1 per
i
non potrebbe significare
ruotare il
segmento [0,1] di 90° e che quindi
i= √
−1
sia rappresentabile da un punto su una retta perpendicolare all'asse
reale?
Caspar
Wessel (1798), Argand (1806)
e infine Gauss (1831) ebbero appunto la geniale idea di
rappresentare
i,
e tutti gli altri numeri immaginari, su di un'altra retta
perpendicolare alla retta reale.
Figura 2. Piano di Argand-Gauss. L'asse reale e l'asse
immaginario sono perpendicolari
Questa retta
prende il nome di retta immaginaria o asse immaginario.
Nel piano di Gauss (d'ora in poi lo chiameremo così) ogni
numero complesso
z
= a+
ib
è rappresentato da un punto, identificato da una coppia ordinata di
numeri:
z
= (a,b) in cui il primo elemento della coppia è la parte reale ed il
secondo la parte immaginaria di
z.
I numeri reali sono rappresentati da tutte le coppie del tipo (a,0), i
numeri immaginari da tutte le coppie (0,c).
In particolare l'unità
immaginaria
i è
rappresentata dalla coppia (0,1) e quindi √−1 = (0,1).
Carica
la lavagna interattiva che rappresenta il piano di Gauss. Puoi
trascinare il punto z ed osservare, in alto a sinistra, come variano la
parte reale ed immaginaria del numero complesso rappresentato dal punto
z.
1.2.2 - Numeri complessi e vettori
Abbiamo già evidenziato che il prodotto di un numero complesso
per il suo coniugato fornisce una grandezza reale, sempre
positiva:
z·z*
= a
2 + b
2,
la cui radice quadrata r = |
z| = √
a2
+ b2
abbiamo chiamato modulo del numero complesso.
Nel piano di Gauss, |
z|
rappresenta la distanza (euclidea) del punto
z dall'origine.
Questo conduce a pensare al numero complesso, non solamente come un
punto nel piano di Gauss, ma come un
vettore
di modulo |
z|
che rappresenta
la
posizione
del punto
z
rispetto all'origine degli assi.

Figura
3. Vettore rappresentativo del numero complesso z
Anche qui
però dobbiamo porre attenzione al fatto che non basta
semplicemente dare un
nome ad una grandezza: se affermiamo che
z
è un vettore dobbiamo provare che si comporta effettivamente come un
vettore.
Per esempio dovremmo verificare che i vettori rappresentativi
di numeri complessi si sommano secondo la regola del parallelogrammo.
Questo in effetti lo si può vedere facilmente sulla lavagna di sinistra.
Dato allora un numero
z
e un numero
w,
visualizziamo il numero
s = z + w ed
i
vettori
corrispondenti
Anche
la differenza
d = z − w ha il
suo corrispondente nella differenza tra
vettori.
Il vettore differenza
d
è semplicemente il vettore differenza (tratteggiato) trasposto ed
applicato all'origine.
Prodotto e divisione rappresentati sul piano di Gauss come vettori
meritano un discorso a parte, che riprenderemo dopo aver introdotto un
altro tipo di rappresentazione dei numeri complessi: la forma polare.
1.2.3 - Interpretazione
geometrica del prodotto e della divisione di numeri complessi
Per il momento visualizziamo il prodotto
p = z·w
(prendiamo z e w in modo che p sia all'interno del campo di
visualizzazione, ad esempio z=2+i2 e w =3+i1)
Ora teniamo fisso z e facciamo variare il punto w.
Osserviamo un fatto interessante: il vettore p, oltre a subire una
variazione del modulo viene ruotato di un certo angolo.

Possiamo
evidenziare meglio questo fatto immaginando di vincolare il punto z a
muoversi lungo una
circonferenza.
Consideriamo un secondo numero
w e
supponiamo che il suo punto rappresentativo a sua volta si
muova lungo una
circonferenza.
Ciò equivale a far variare
z
e
w
mantenendo costante il loro
modulo. Osserviamo il
comportamento del
prodotto
p = z·w.
Portiamo
w sull'asse reale (
w = 2 +
i0)
e notiamo che il vettore prodotto
p
=
z·w
è
parallelo
a
z, giace
cioè sulla stessa retta e forma quindi con l'asse reale un angolo
uguale a quello formato da
z.
Ora ruotiamo
w,
ad esempio in senso antiorario. Il vettore prodotto ruota anch'esso
mantenendo costante il modulo. Cerchiamo di apprezzare l'
angolo
tra
p e
z.
Confrontiamolo con l'
angolo
che
w
forma con l'asse reale. Questi due angoli sono evidentemente uguali.
L'angolo che il vettore rappresentativo di un numero complesso forma
con l'asse reale è detto
argomento
del numero complesso.
L'argomento θ di
p allora
è la somma tra α, argomento di
z ,
e β,
argomento
di
w: θ = α + β.
Se spostiamo
w
nel IV quadrante (parte reale positiva; parte reale negativa) questa
relazione è ancora vera? Sembrerebbe ora di dover eseguire una
differenza tra angoli, questo perchè l'angolo β in questo
caso è
negativo. La relazione θ = α + β è quindi ancora valida e lo è anche
per gli altri quadranti.
Cosa possiamo dire della divisione
q = z/w ?
Anche qui poniamo
w
sull'asse reale. Ruotiamo
w
in senso antiorario. Ora sembra chiaro che l'angolo δ
argomento di
q
corrisponde alla differenza: δ = α − β.
Potremo dimostrare questi fatti dopo aver introdotto la forma
trigonometrica dei numeri complessi.
1.2.4 - L' unità immaginaria come operatore di rotazione

Particolarmente importante e
interessante è il ruolo geometrico che riveste l'unità immaginaria
i,
la quale è a sua volta rapresentata da un vettore di modulo unitario.
Dopo aver caricato la lavagna, osserviamo cosa accade quando
moltiplichiamo un
numero complesso qualsiasi per
i.
Supponiamo,
ad esempio, di moltiplicare per i il
numero z = 3 + i2,
applicando la definizione di prodotto e la proprietà dell'unità
immaginaria
i2
=
−1
:
(3 + i2)
· i = 3i
+ i2·2
= −2
+
i3
Notiamo
che il modulo resta invariato (la parte reale e la parte immaginaria si
scambiano di ruolo), ma il vettore z·i viene
ruotato di 90° (π/2
radianti
)
in senso
antiorario rispetto a z.
Cosa succede se dividiamo z
per i
?
| 3 + i2 |
= |
(3
+ i2)(−i) |
= |
−3i −
i22 |
= |
−3i
+2 |
|
|
|
|
| i |
i(−i) |
−i2 |
1 |
Qui
abbiamo moltiplicato numeratore e denominatore per −
i (il
complesso coniugato di i)
per avere 1 al denominatore, quindi:
(3
+ i2)
/
i = 2
−
i3
.
In questo caso il vettore z/
i ha
ancora lo stesso modulo di z,
ma viene ruotato di 90° in senso orario ( rotazione di −90°,
−
π/2
radianti
)
.
Da
ciò possiamo anche comprendere che dividere per i
equivale a moltiplicare per −
i:
| 1 |
= |
(−i) |
= |
−i |
= |
−i |
= |
−i |
|
|
|
|
| i |
i(−i) |
−i2 |
1 |
In conclusione, l'unità immaginaria i
può essere pensata come un operatore
di rotazione di 90° o π/2 radianti:
| z·i
⇒
ruota z di
+90° (rotazione di 90° in senso antiorario) |
| z·(−i)
⇒
ruota z
di −90° (rotazione di 90° in senso orario, equivale
a z/i
) |
Possiamo moltiplicare ripetutamente per i:
z·i ·i = z·i2
= z·(−1)
= −
z
esempio:
(3 + i2)
· i2
=
(3 + i2)
· (−1)
= −3 −
i2,
che equivale a far ruotare il vettore di 180°.
Cosi, moltiplicare per i3
equivale
a moltiplicare per i2·i =
(−1)
·i = −
i,
che rappresenta una rotazione di 270° oppure di −90°.
Invece
moltiplicare per i4
= i2· i2 = (−1)(−1)
= 1 equivale a una rotazione di 360°.
Riassumendo:
| moltiplicazione per |
rotazione |
| i |
90° |
| i
2 |
180° |
| i
3 (−i ) |
270° (−90°) |
|
i
4 |
360° |
1.3 - Forma
trigonometrica e polare dei numeri complessi
Oltre alla forma algebrica a +
ib
di un numero complesso, sono possibili altre due importanti
forme
rappresentative dei numeri complessi: la forma trigonometrica e la
forma polare.
1.3.1 - La forma trigonometrica
dei numeri complessi

Ricordiamo il significato di alcuni
simboli:
z = a +
ib, r
z
= √
a2
+ b2
è il
modulo
del numero complesso ed anche del vettore che lo rappresenta nel piano
di Gauss.
Il modulo r
z coincide con il raggio della
circonferenza
su cui muoviamo il punto z.
Ora immaginiamo di
proiettare
il vettore
z
sull'asse reale.
Il
vettore forma l'
angolo α
con l'asse reale,
l'angolo α
è detto argomento
del numero complesso z,
si indica con Arg(
z)
e a
volte è anche chiamato angolo di fase o
semplicemente fase.
La proiezione, grazie alle relazioni
trigonometriche
di un triangolo rettangolo è data da
rz·cos(α).
Allo stesso modo proiettiamo
z
sull'asse immaginario.
Questa proiezione è data da
rz·sin(α).
Ma r
z·cos(α) = a e r
z·sin(α) = b, quindi
:
z = a +
ib
= r
z·cos(α) +
ir
z·sin(α)
= r
z·[cos(α) +
isin(α)]
La
forma
trigonometrica
del numero complesso
z è allora:
z
= r
z·[cos(α)
+
isin(α)]
La rappresentazione in forma trigonometrica dei numeri complessi non è
univoca, infatti, a causa della periodicità delle funzioni seno e
coseno, si ha anche:
z
= r
z·[cos(α + 2k
π)
+
isin(α + 2k
π)]
(k =
0, 1, 2,...)
Se si vuole evitare questa ambiguità si può
considerare −
π
< α < +
π,
nel qual caso α prende il nome di
determinazione principale di Arg(
z) e talvolta si
indica con arg(
z)
(vedere anche il paragrafo
1.3.5
per uleriori considerazioni sull'argomento ).
Il complesso coniugato di
z
è:
z* = r
z·[cos(α) −
isin(α)]
Possiamo ora dimostrare quanto visto nel paragrafo precedente
relativamente a prodotto e divisione.
La forma trigonometrica per il numero
w di
modulo
w e argomento β è:
w
= r
w·[cos(β)
+
isin(β)]
1.3.2 - Prodotto di numeri
complessi in forma
trigonometrica
Il prodotto
z·w = r
z·r
w·[cos(α)
+
isin(α)]
·[cos(β)
+
isin(β)] si ottiene
applicando le definizioni viste precedentemente:
z·w = r
z·r
w·{ [cos(α)cos(β) −
sin(α)sin(β)] +
i·[sin(α)cos(β) +
cos(α)sin(β)] }
se osserviamo le espressioni in parentesi quadre vediamo che
cos(α)cos(β) − sin(α)sin(β) = cos(α + β) e sin(α)cos(β) + cos(α)sin(β)
= sin(α + β) e quindi:
| z·w = rz
· rw · [ cos(α + β) + i·sin(α + β)] |
Concludiamo che il prodotto è un vettore che ha come modulo il prodotto
dei moduli e come argomento la somma degli argomenti.
1.3.3 - Divisione di numeri complessi in forma trigonometrica
Per ottenere il quoziente
z/w = (r
z/r
w)
·[cos(α)
+
isin(α)]
·[cos(β)
+
isin(β)]
−1
calcoliamo prima
[cos(β)
+
isin(β)]
−1
reciproco di
cos(β)
+
isin(β). Applichiamo
la definizione di reciproco data in 1.5 o la procedura di paragrafo 1.4:
[cos(β)
+
isin(β)]
−1
= cos(β) / (cos(β)
2+
sin(β)
2)
−
isin(β) / (cos(β)
2+
sin(β)
2)
ma ricordiamo che (cos(β)
2+
sin(β)
2
= 1 e allora:
[cos(β)
+
isin(β)]
−1
= cos(β) −
isin(β).
Quindi:
z/w = (r
z/r
w)
·[cos(α)
+
isin(α)]
·[cos(β) −
isin(β)]
Il quoziente dei due numeri complessi è dato allora da:
z/w = (r
z/r
w)
·{ [cos(α)cos(β) +
sin(α)sin(β)] +
i·[sin(α)cos(β) −
cos(α)sin(β)] }
Qui, tra parentesi quadre abbiamo le formule trigonometriche di
sottrazione, per cui:
| z/w = (rz/rw)· [cos(α −
β) + i·sin(α − β)] |
Il quoziente è un vettore che ha come modulo il quoziente dei moduli e
come argomento la differenza degli argomenti.
1.3.4 - Forma polare dei numeri
complessi
Le considerazioni svolte nel paragarfo precedente ci consentono di
individuare un'altra modalità di rappresentazione dei numeri complessi:
la cosiddetta
forma
polare, in cui viene messo in evidenza il modulo e
l'argomento secondo la notazione:
modulo∠
argomento, in cui
il
primo numero rappresenta il modulo del
vettore,
il secondo l'angolo con l'asse reale (in gradi o radianti :
nella pratica tecnica il
grado è preferito), separati dal simbolo ∠ con cui si indica
che il numero che lo segue rappresenta appunto un angolo.
1.3.5 - Passare dalla forma
algebrica alla forma polare e viceversa
Se
il numero
complesso è espresso in forma algebrica, ad esempio z = 4 + i3, bisogna
calcolare il modulo r
z = √
42
+ 32
= √
16
+ 9
= √
25
= 5, e
successivamente l'argomento. Per questa operazione notiamo che la
tangente dell'argomento α è data dal rapporto tra parte immaginaria e
parte reale del numero complesso, nel nostro caso tan(α) =
3/4 =
0.75 quindi α = arctan(0.75) = 36.87° ovvero 0.64
radianti.
In forma polare avremo:
z = 5∠36.87°
oppure
z
= 5∠0.64
Quindi per passare dalla forma algebrica alla forma polare:
| a
+ i·b →
√a2
+ b2∠arctan(b/a) |
Riguardo all'argomento arctan(b/a) è opportuna una considerazione.

Come si vede nella figura, il
codominio della funzione arctan(x) è l'intervallo aperto ]−
π/2,
+
π/2[.
Non vi è alcun problema nel calcolo dell'angolo se il numero
complesso si trova nel primo (a>0, b>0) o nel quarto
(a>0, b<0)) quadrante.
Se il vettore si trova nel terzo quadrante (a<0, b≥0) il
risultato di arctan(b/a) sarà un valore negativo (es.
−2+i3 , arctan(3/(-2))
= −0.983 (−56.31°), chiaramente non corretto. In tal caso è
necessario aggiungere
π
all'angolo trovato : −0.983 +
π
= 2.159 rad ( −56.31° + 180° = 123.7°).
Analogamente, se ci troviamo nel 3° quadrante (es.
−2−i3,
arctan((-3)/(-2)) = +0.983 (+56.31°). In questo caso
aggiungeremo
π
se vogliamo l'angolo convesso (angolo positivo): 0.983 +
π
= 4.125 rad ( +56.31° + 180° = 236.31°) oppure
togliermo
π
se desideriamo la rappresentazione con angolo concavo (angolo negativo)
: 0.983 −
π
= −2.159 rad ( +56.31° − 180° = −123.69°).
Se la parte reale è nulla (es.
0+i3), non è
evidentemente possibile il calcolo dell'angolo con arctan(b/0), ma è
chiaro che in questo caso l'argomento sarà
±
π/2 (±90°), a seconda del segno della parte
immaginaria.
Riassumendo:
se
z
= a +
ib
= r
z·[cos(α)
+
isin(α)] , la sua
forma polare è:
il complesso coniugato
z*
= r
z·[cos(α) −
isin(α)], in forma
polare è:
−
π
< α < +
π,
è la determinazione principale di Arg(
z).
Spesso, soprattutto nell'uso tecnico, α è espresso in gradi e
allora
−180°
< α < +
180°
Per la trasformazione inversa, da forma polare ad algebrica si usa la
forma trigonometrica:
| z∠α → rz· [cos(α) + i·sin(α)] |
1.3.6 - Moltiplicazione
e divisione in forma polare
Grazie
alla forma trigonometrica abbiamo già messo in evidenza (2.3.1 e 2.3.2)
che il prodotto di due numeri complessi è un mumero complesso che ha
come modulo il prodotto dei moduli e come argomento, la somma
degli argomenti. Questo si traduce direttamente nella regola per il
prodotto in forma polare:
Analoghe considerazioni per la divisione:
che è data da un numero che ha come modulo il quoziente dei
moduli e come argomento la differenza degli argomenti.
Dal punto di vista dell'esecuzione dei calcoli è conveniente
moltiplicare e dividere numeri in forma polare, ma somma e sottrazione
possono essere eseguiti solamente in forma algebrica.

Esempio.
Moltiplicare i numeri
z=
2+i3 e
w =
2+i1
Trasformiamo in forma polare:
r
z =
√
22
+ 32
= √
4
+ 9
= √
13
= 3.606 tan(α) = 3/2 = 1.5
α = arctan(1.5) = 56.31°
r
w =
√
22
+ 12
= √
4
+ 1
= √
5
= 2.237 tan(β) = 1/2 = 0.5
α = arctan(0.5) = 26.57°
quindi
z =
3.606∠56.31°
e
w
= 2.237∠26.57
Il prodotto:
z·w = 3.606∠56.31°
· 2.237∠26.57 =
8.06 ∠ 82.88°
il quoziente:
z/w = 3.606∠56.31° /
2.237∠26.57 =
1.612∠ 29.74°
Trasformiamo i risultati in forma algebrica:
z·w =
8.06∠ 82.88° = 8.06
· [cos(82.88°) +i
·sin(82.88°)] =
= 8.06
·
[0.124 + i
·0.992]
=
= 1 + i
·8
z/w = 1.612∠
29.74° = 1.612
· [cos(29.74°)
+ i
·sin(29.74°)]
=
= 1.612
· [0.868 + i
·0.496] =
= 1.4 + i
·0.8
dove,
per comodità, abbiamo commesso l'imprecisione formale di scrivere in
gradi, anzichè in radianti come si dovrebbe, gli argomenti di seno e
coseno.
1.4 - Elevamento a
potenza di numeri complessi. Formula di De Moivre.
Dopo
aver preso in considerazione le operazioni
fondamentali tra
numeri complessi ci chiediamo ovviamente se e in che modo sia
applicabile ad essi il concetto di elevamento a potenza.
1.4.1 -
Potenza con esponente intero di un numero complesso
Elevare un numero reale
a alla potenza n
significa come sappiamo moltiplicare
a per se stesso n
volte:
an
=
a⋅a⋅a...⋅a
(n volte).
Estendiamo questa definizione ai numeri complessi:
(
a +ib)
n
= (
a +ib)⋅(
a +ib)⋅(
a +ib)...
⋅(
a +ib)
(n volte)
e supponiamo valide le note proprietà delle potenze:
- z
n⋅z
m
= z
n+m
- z
n / z
m
= z n−m
- (z
n )m
= z n⋅m
- z
1/n=
n√z
- z n⋅w
n
= (z⋅w)n
Tutto ciò diventa particolarmente interessante se il numero complesso è
espresso in forma trigonometrica
(4):
[r
z·(cos α +
i sin α)]
n
= r
zn·(cos α +
i sin α)
n
Qui abbiamo applicato la propietà
V
delle potenze:
la
potenza di un prodotto è
uguale al prodotto delle potenze.
1.4.2 - Le proprietà
del numero cos
α
+ i sin α

Il numero cos α +
isin α, che
chiameremo
u,
gode di alcune
proprietà interessanti sulle quali vale la pena di
soffermarsi. Intanto esso rappresenta, al variare di α,
qualsiasi numero
complesso di modulo unitario, infatti cos
2α
+
sin
2α
=1.
Poi, proprio perchè il modulo è unitario, esso può essere considerato
alla stregua di un operatore di rotazione di α radianti.
Verifichiamolo con un esempio.
Sia α =
π/3
(60°), quindi cos α +
isin α = cos
π/3
+
i sin
π/3
= 1/2 +
i√
3/2.
Moltiplichiamo ora un numero complesso , ad esempio
3
+ i2,
per cos
π/3
+
i sin
π/3:
(3
+
i2)⋅(cos
π/3
+
i sin
π/3)
=(3
+
i2)⋅(1/2
+
i√
3/2) = 3⋅1/2
+
i2
2⋅√
3/2 +
i3⋅√
3/2 +
i2⋅1/2
= − 0.232 +
i3.598
= 3.61∠93.69°.
Poichè 3
+
i2 →
3.61∠33.69° , osserviamo che 93.69 − 33.69 = 60°., mentre ovviamente
il modulo non è variato.
La
moltiplicazione per
cos
π/3
+
i sin
π/3
ha quindi provocato la rotazione di
π/3
radianti del vettore 3
+
i2
in senso antiorario.
Questo è un fatto di ordine generale e lo si può facilmente
verificare.
L'operazione
inversa, cioè la
divisione per cos
π/3
+
i sin
π/3,
ha invece l'effetto di provocare una rotazione in senso opposto di
π/3
radianti come è facile verificare.
La
forma polare è evidentemente:
cos α +
i sin α → 1∠α.
Avvicina o allontana
l'inquadratura :
1.4.3 - La formula di De
Moivre (cos
α
+ i sin α)n
= cos nα
+ i sin nα
Ancor
più interessante è il risultato dell'elevamento alla potenza n-sima,
con n intero: (cos
α +
i
sin
α)
n.
Proviamo per ora a calcolare
(cos
α + i sin α)2:
(cos α +
i sin α)
2
= (cos α +
i sin α)⋅(cos α +
i
sin
α) = cos
2 α − sin
2
α +
i⋅ 2⋅sin α⋅cos α
Dalla trigonometria sappiamo che: cos
2
α − sin
2
α = cos 2α e 2⋅sin α⋅cos α = sin 2α, sono cioè le cosiddette formule di
duplicazione.
Allora abbiamo dimostrato la formula di De Moivre almeno per il caso n
= 2:
(cos α +
i sin α)
2
= cos 2α +
i sin 2α
È relativamente semplice dimostrarne la validità anche per n=3,4,...,
tuttavia poichè non possiamo procedere indefinitamente con queste
verifiche ( n → ∞) dobbiamo cercare una dimostrazione
generale della formula.
1.4.4 - Dimostrazione
per induzione della formula di De Moivre
Esiste una tecnica di dimostrazione matematica molto potente:
la
dimostrazione per
induzione.
Si procede così:
- Si dimostra l'affermazione per un caso particolare, ad
esempio n=1;
- Si dimostra che se l'affemazione vale per un caso
generico n, allora sarà valida anche per n+1;
- Si conclude che, potendo essere n qualsiasi, l'affermazione
è vera in generale e con ciò essa risulta dimostrata.
Applichiamo la procedura al nostro caso:
Dobbiamo dimostrare che: (cos α +
i
sin
α)
n = cos nα +
i sin nα
a. per n=1, (cos α +
i sin α)
1
= cos 1α +
i sin 1α è
certamente vera;
b. supponiamo che (cos
α +
i
sin
α)
n = cos nα +
i sin nα,
per n qualsiasi, sia vera,
dimostriamo che allora lo è anche per n+1:
[
(cos α +
i
sin
α)
n = cos nα +
i sin nα ]
⇒
⇒ [ (cos
α +
i
sin
α)
n+1 = cos (n+1)α +
i sin (n+1)α
]
Per la
proprietà
I
delle potenze (par. 1.4.1):
(cos α +
i
sin
α)
n+1 = (cos α +
i
sin
α)
n⋅(cos α +
i
sin
α);
ma
abbiamo ipotizzato che (cos α +
i
sin
α)
n = cos nα +
i sin nα,
quindi:
(cos α +
i
sin
α)
n+1 = (cos nα +
i
sin
nα)⋅(cos α +
i
sin
α)
Per
semplicità poniamo nα = β, allora abbiamo:
(cos α +
i
sin
α)
n+1 = (cos β +
i
sin β)⋅(cos
α +
i
sin
α)
Applicando la definizione di prodotto:
(cos β +
i
sin β)⋅(cos
α +
i
sin
α) =
=
cos β⋅cos α +
i2
sin β⋅sin
α +
i
sin β⋅cos
α +
i
sin
α⋅cos β=
=
cos β⋅cos α −
sin β⋅sin
α +
i
(sin β⋅cos
α +
i
sin
α⋅cos β) =
= cos (β
+ α) +
i sin
(β + α) = cos (nα + α) +
i sin
(nα + α) =
= cos (n
+1)α +
i sin
(n + 1) α.
Quindi
abbiamo dimostrato che:
(cos α +
i
sin
α)
n+1 = cos (n +1)α +
i sin
(n + 1) α
c. Poichè non abbiamo posto alcuna
restrizione su n,
esso può
assumere qualsiasi valore (da 1 a ∞) e quindi
la
formula di De Moivre:
(cos α +
i
sin
α)
n = cos nα +
i sin nα
è
dimostrata.
In generale allora la potenza n-sima, con n intero, di un
numero complessso
potrà essere espressa come:
[r
z·(cos α +
i sin α)]
n
= r
zn·(cos nα +
i sin nα)
1.5 - Radici di
un numero complesso
L'operazione inversa dell'elevamento a potenza è l'estrazione di
radice.
Il numero
w
è la radice n-sima di
z
se
wn
=
z, con n
intero.
(
w
n )
1/n =
z1/n
→
w
n/n =
z1/n
→
w
=
z1/n→
w
=
√z
1.5.1 - Radice quadrata di un
numero complesso in forma algebrica
Se w = a +
i b e
z =
u +
i v
dalle relazioni precedenti abbiamo:
(a +
i b)
2
=
u +
i v
cioè:
a
2 − b
2 +
i
2ab =
u +
i v
Due numeri complessi sono uguali se sono rispettivamente uguali la
parte reale e la parte immaginaria, dunque:
la
soluzione del sistema
dà:
|
|
|
|
|
|
| √z
= a + i b = ± |
√ |
u
+ √u2
+ v2 |
±
i |
√ |
−u
+ √u2
+ v2 |
|
|
| 2 |
2 |

È istruttivo calcolare la radice
quadrata per alcuni particolari numeri.
Per
z =
4
+i0 ( u=4, v=0), sostituendo nella formula
precedente abbiamo la radice quadrata
√z =
a +
i b = ±
(√8/2
+
i√0)=
±2, come ci aspettiamo.
proviamo ora con
z
=
0 +i4 (u=0, v=4):
√z = a +
i b = ±(
√4/2
+ i√4/2)
= ±
(√2
+
i√2).
Fatto interessante : la radice quadrata del numero
immaginario
i4
non è data da un numero immaginario puro (ad esempio
i2)
ma dal numero complesso ±
(√2
+
i√2):
√i4
= ±
(√2
+
i√2)
La
forma
polare ci indica chiaramente che l'argomento è dimezzato
rispetto a quello del radicando
z:
(√2
+
i√2)
→ 2∠45° e −
(√2
+
i√2)
→ 2∠225°
La molteplicità delle radici, come ci aspettavamo è 2.
1.5.2 - Esempio di radice di un numero complesso con n = 3

Supponiamo di voler
trovare la radice cubica di 8.
Nel campo reale abbiamo un'unica soluzione:
3√8
= 2.
Tuttavia ora sappiamo che un numero reale altro non è se non un numero
complesso con parte immaginaria nulla:
8 =
8 + i0.
Cosa succede se estraiamo la radice cubica di questo numero? Avremo
ancora un'unica soluzione?
3√8+i0
= ?
Seguendo la linea di ragionamento del paragrafo precedente, se il
numero
a +
i b è la radice
cubica cercata allora
(a +
i b)
3
=
u +
i v
cioè:
a
3 + (
i b)
3
+
i 3a
2b
+
i2
3ab
2 =
u
+
i v
(5)
Ora ricordando che
i2
= −1 e che
i3
= −
i
a
3− 3ab
2+
i (3a
2b − b
3)
=
u +
i v
Nel nostro caso particolare :
a
3− 3ab
2+
i (3a
2b − b
3)
=
8 +
i 0
Dobbiamo allora eguagliare le parti reali e le parti immaginarie:
| { |
a3− 3ab2
= 8 |
| 3a2b − b3 =
0 |
Dalla seconda equazione: 3a
2b − b
3
=
0,
raccogliendo b, si ha b
·(3a
2 − b
2
)=
0
che risolta per b dà:
b =0 ; b = a√
3
e b = −
a√
3
1) Per b= 0:
a
3− 3ab
2 =
8 → a
3
=
8
e abbiamo quindi la soluzione 2 + i 0
2) Per
b = a√
3:
a
3− 3ab
2 =
8 →
a
3− 3a(
a√
3)
2
=
8 →
a
3 − 9a
3 =
8 →
− 8a
3 =
8 →
a
3
= −
8/8 →
a
= −
1
b = −√
3
che fornisce la soluzione
−1− i √3
3) Per
b =
−
a√
3
a
3− 3ab
2 =
8→
a
3− 3a(−
a√
3)
2
=8
→
a
3 − 9a
3 =
8 →
− 8a
3 =
8 →
a
3
= −
8/8 →
a
= −
1
b = −
(−
√
3)
=
√
3
che fornisce la soluzione
−1
+ i √3
La radice
3√8+i0
ha allora tre soluzioni in campo complesso:
2 +
i 0; −
1 −
i √
3; −
1
+
i √
3
1.5.3 - Radici ed equazioni
algebriche
È interessante notare che, nel campo dei complessi, il numero
di radici (dall'esempio almeno fino a n=3) sembra essere uguale
all'indice della radice stessa. Cioè, data la
n√x
, avremmo per n = 2 due radici, per n = 3
tre radici.
Se così fosse e se questa congettura fosse vera per ogni n,
la situazione sarebbe più soddisfacente rispetto a quanto
accade in campo reale, in cui
n√x
non ha soluzioni se n è pari e x < 0, oppure ha 1
soluzione se n è dispari e due se n è pari e x >0.
D'altra parte l'estrazione di radice di indice n è in qualche modo
correlata
all'esistenza di soluzioni (che non a caso chiamiamo
radici) di
equazioni algebriche di grado n, come
a
nx
n
+ a
n-1x
n-1 +...a
2x
2
+ a
1x + a
0
= 0. I
coefficienti a
i e la variabile x sono, nel caso
più generale, numeri complessi.
Ad esempio, √
4096,
equivale a risolvere l'equazione di secondo grado x
2
= 4096, da cui si ottengono le due soluzioni reali
x = 64 e x = −64
L'estrazione della radice cubica di 4096,
3√4096,
significa risolvere l'equazione di terzo grado
x
3 = 4096, con l'unica soluzione
reale x = 16.
L'estrazione della radice quarta,
4√4096
equivale a risolvere l'equazione di quarto grado x
4
= 4096.
Quest'ultima è un'equazione bi-quadratica che può essere risolta con la
nota tecnica della sostituzione di variabile:
se poniamo t = x
2 l'equazione diviene: t
2
= 4096, che, come prima, dà le soluzioni reali:
t
= 64 e t = −64.
L'equazione di quarto grado equivale allora alle due equazioni di
secondo grado :
- x2 = 64
- x2 = −64
la prima delle quali ha le due soluzioni reali x
=
8
e x
= −8.
La seconda equazione invece non ha soluzioni nel campo
dei numeri reali.
1.5.4 - La chiusura algebrica,
ovvero quanti tipi di numeri ci vogliono?
Il fatto che esistano equazioni non risolubili , o operazioni
non eseguibili all'interno di una certa struttura algebrica (si direbbe
in linguaggio tecnico che la struttura non è algebricamente
chiusa) costituisce una forte motivazione
per l'introduzione di nuovi tipi di numeri. Il campo dei
reali non è chiuso per l'estrazione di radice quadrata perchè questa
operazione non è eseguibile per numeri reali negativi. Il campo
complesso è invece chiuso per questa operazione.
Nuovi tipi di numero sono stati
introdotti nel tempo per risolvere problemi di chiusura algebrica:
i numeri interi relativi (`ZZ`) risolvono il problema di
sottrazioni tipo 3− 5, impossibile
all'interno dei numeri interi naturali (`NN`);
i razionali (`QQ`) permettono la divisione tra interi non
divisibili, es. 3
:
5;
con i reali (`RR`) si affrontano questioni più delicate quali
l'esistenza di
numeri irrazionali (come √
2)
e di numeri trascendenti come
e,
numero di nepero, o
π,
pi greco, rapporto tra circonferenza e raggio;
i numeri complessi (`CC`) sono la chiusura algebrica dei
numeri reali. Un teorema la cui
dimostrazione esula dallo scopo di questa lezione, detto
teorema fondamentale dell'Algebra,
assicura che tutte le operazioni e tutte le equazioni algebriche sono
risolubili in campo complesso e quindi non è e non sarà più necessario
ricorrere a nuovi tipi di numeri.
1.5.5 - Radice
n-sima di un
numero complesso

Cerchiamo ora di dimostrare
che è possibile estrarre la
radice di
indice n intero di un numero complesso con n qualsiasi e che
il numero
di queste radici coincide con l'indice n. Per questo è utile ricorrere
alla rappresentazione trigonometrica dei numeri complessi.
Nel precedente paragrafo 1.4.4 abbiamo dimostrato la validità
dell'importante formula di De Moivre:
(cos α +
i
sin
α)
n = cos nα +
i sin nα
grazie ad essa è possibile esprimere la potenza n-ma intera di un
numero complesso come:
zn
= r
zn·(cos nα +
i sin nα)
in cui z è il modulo del numero complesso ed è sempre positivo.
Immaginiamo ora di calcolare la radice n-sima di
w = w
·(cos β +
i sin β) e
che questa radice sia
z:
n√
w
=
w1/n=
z
allora
zn
=
w e cioè:
r
zn·(cos nα +
i sin nα) = r
w(cos β +
i sin β)
perchè questa uguaglianza sia verificata è necessario che: r
zn
= r
w e che cos
nα = cos β, sin nα = sin β.
Tuttavia sappiamo che le funzioni trigonometriche seno e coseno sono
periodiche con periodo 2
π
per cui dovremo avere:
nα = β + 2k
π,
k ∈
`ZZ`
(k = 0, ±1,±2,...)
Da questa equazione ricaviamo:
Se k ∈ `ZZ`,
avremo valori di α che si ripetono, e quindi radici non distinte.
Se, ad esempio, diamo a k il valore n, abbiamo α = β /n + 2n
π/n
e quindi α = β /n + 2
π
che è ancora uguale a β /n. Allora per avere radici distinte il valore
massimo di k sarà n −1, dato che per k = n avrei una
radice già trovata con k = 0.
Se considero i valori negativi, ad esempio k=
−1, avrò α = β /n − 2
π/n,
che però è uguale a α = (β /n − 2
π/n)+
2
π
= β /n + 2
π(n
− 1)/n, valore che ottengo anche con k = n −1. Proseguendo si può
facilmente verificare che il valore di α per k = −2 si può
ottenere anche per k = n −2. Quindi possiamo limitarci ai valori
positivi di k.
Ogni numero complesso possiede allora n radici distinte, così espresse:
|
n√w =
rw1/n |
( |
cos |
β
+ 2kπ |
+
i
sin |
β
+ 2kπ |
) |
,
k = 0, 1, 2, ... n − 1 |
|
|
| n |
n |
1.5.6 - Le
radici dell'unità

Come abbiamo visto, l'unità in campo
complesso è il numero
1
= 1 +
i
0,
oppure la coppia (1,0).
Se:
zn
=
1,
allora
z rappresenta le
radici
n-sime dell'unità
La formula precedente dà in questo caso (β = 0 ):
|
n√1
= |
( |
cos |
2kπ |
+
i
sin |
2kπ |
) |
,
k = 0, 1, 2, ... n − 1 |
|
|
| n |
n |
Libri, ebook
Rev. 21/07/2013
(1)
Il termine campo
non è usato casualmente. In
Algebra campo indica una particolare struttura dotata delle proprietà
di un anello commutativo (un insieme su cui sono definite somma e
moltiplicazione, e sono valide la legge associativa e commutativa)
oltre alla esistenza del reciproco di ogni elemento diverso da
zero.
(2)
In
alcuni casi, per esempio Elettrotecnica ed Elettronica, per evitare
confusioni con il simbolo dell'intensità di corrente, si preferisce
usare
j = √−1
anzichè i, come simbolo per l'unità immaginaria. 
(3) Ovviamente, nel caso di generalizzazioni, si
cerca di applicare regole e definizioni già utilizzate per altri tipi
di numeri.

(4) Usiamo qui una notazione semplificata per le
funzioni trigonometriche: cos(α) → cos α,
sin(α) → sin α. 
(5) Si confronti con
il cubo del binomio (a+b)3 = a3
+ b3
+ 3a2b
+ 3ab2.

(c)
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