Campo Magnetico Rotante Trifase
Campi
magnetici
rotantiDiscipline: ELETTROTECNICA
Sintesi: Il
campo magnetico
rotante, scoperto, nella sua forma bifase, da Galileo Ferraris nel
1885, è grandezza fondamentale ed essenziale per spiegare il
funzionamento delle macchine elettriche asincrone e sincrone.
Partendo da una descrizione qualitativa se ne approfondiscono via via
le caratteristiche e gli aspetti matematici.
1 - La scoperta del campo magnetico rotante

Figura 1 - Esperienza di Galileo Ferraris per la verifica dell' esistenza del campo magnetico rotante tra le due spire perpendicolari. Schema pubblicato su "Il Nuovo Cimento", Pisa, 1888
Figura
2 - Estratto del brevetto U.S Patent N° 381968 -1888, in cui Tesla
presenta la
descrizione di un motore asincrono polifase.
Nello stesso periodo Nicola Tesla (1856-1943), fisico e ingegnere serbo-statunitense, otteneva analoghi risultati. Gli studi di Galileo Ferraris, contenenti anche la descrizione di un piccolo motore asincrono furono pubblicati nell'aprile del 1888 sulla rivista "Il Nuovo Cimento" (preleva il documento).
Il 1° maggio dello stesso anno Tesla otteneva il brevetto del motore asincrono.
A seguito dell'introduzione del sistema trifase di distribuzione dell'energia elettrica e grazie appunto alla scoperta del campo magnetico rotante, si diffuse rapidamente l'uso del motore asincrono o motore a induzione. Tuttora si tratta della macchina elettrica rotante maggiormente diffusa nel mondo.
Il campo magnetico rotante è anche alla base del funzionamento della macchina sincrona, la quale oggi è prevalentemente usata come generatore (alternatore).
2 - Il campo magnetico rotante trifase
Nella lavagna
a sinistra è riprodotto lo statore (1)
di una ipotetica macchina elettrica rotante in
corrente
alternata trifase. La parte in grigio costituisce il circuito magnetico
di statore che ha lo scopo, assieme al circuito magnetico di rotore, di
amplificare e incanalare i flussi magnetici
necessari per il funzionamento della macchina.
I corpi emergenti dalla superficie interna dello statore
sono i cosiddetti poli, le cui parti terminali sagomate sono chiamate
espansioni polari. Essi costituiscono il nucleo
magnetico degli avvolgimenti (bobine) costituiti da un certo numero di
spire di
conduttore di rame. Questi avvolgimenti, opportunamente collegati tra
loro, costituiscono le tre fasi
del
sistema. Una macchina di questo tipo sarebbe classificata
come macchina a 'poli salienti' o anisotropa. Anche
se nella pratica costruttiva si adottano altre soluzioni
(4) la rappresentazione a
poli salienti è efficace dal punto di vista didattico.2.1 - Convenzione sul verso delle correnti
Nello schema, P1 rappresenta l'inizio della fase 1 e F1 la sua fine. Seguiamo il conduttore rosso: entriamo in P1 avvolgiamo N spire - 3 nell'esempio - attorno al polo, usciamo seguendo sempre il conduttore rosso fino al polo opposto al primo, attorno al quale avvolgiamo nello stesso verso ancora N spire e poi usciamo da F1. Ogni fase impegna quindi due poli diametralmente opposti. Stesso procedimento seguiamo per le altre due fasi in colore verde e azzurro. Supponiamo di alimentare, per ora, solamente la fase 1 con la corrente I1 e consideriamo un istante in cui essa assuma il suo valore massimo istantaneo positivo. Definiamo 'positiva' la corrente se è rappresentata da un vettore giacente nel primo o secondo quadrante, che presenta quindi parte immaginaria positiva(2).

Figura
4 - Regola di Maxwell o della vite
destrorsa per la determinazione del verso del
campo magnetico
Le frecce indicano il verso della corrente negli avvolgimenti in coerenza con la cosiddetta regola di Maxwell (o della vite destrorsa), rappresentata nella figura 4.
Convenzionalmente consideriamo positiva una corrente che entri dal principio di un avvolgimento e esca dalla fine. La corrente I1 , nell'istante rappresentato, è allora positiva. Quando I1 assume il valore massimo in senso opposto sarà considerata negativa. In tal caso la vedremo entrare dalla fine ed uscire dal principio dell'avvolgimento. Le polarità magnetiche ovviamente si invertono nel tempo con una frequenza pari a quella delle correnti che generano il campo magetico. Notiamo che fintantochè il vettore I1 si mantiene nel I e II quadrante il verso della corrente e le polarità magnetiche della fase non cambiano, varierà però l'intensità del campo magnetico B1 prodotto dalla corrente I1 e rappresentato da un vettore diretto secondo l'asse polare della fase 1.
Analoghi discorsi si possono fare per le altre due fasi percorse dalle correnti I2 e I3.
La distanza tra un polo magnetico e quello immediatamente successivo di una stessa fase misurata sulla circonferenza interna dello statore è detta passo polare τ (tau). Se r è il raggio interno dello statore, nel caso rappresentato τ = r π. A volte ci si riferisce ad esso come angolo al centro tra i due poli consecutivi (qui π radianti ) che equivale a porre r = 1.
2.2 - Il campo rotante
In ogni caso è importante notare che le correnti danno luogo a tre campi magnetici alternativi, la cui intensità varia sinusoidalmente nel tempo secondo l'andamento delle correnti che li generano.
La somma (3) istante per istante dei tre vettori dà luogo ad un vettore risultante che ruota con velocità angolare costante mantenendo costante anche l'ampiezza.
Si può notare agevolmente che il campo risultante, nell'istante i cui si ha la corrente massima in una delle fasi è diretto secondo l'asse polare di quella fase. Questo fa sì che il flusso prodotto dal campo risultante possa a sua volta essere rappresentato da un vettore rotante nei diagrammi vettoriali, riferiti ad una sola fase della macchina elettrica.
Altrettanto agevole è determinare l'ampiezza del campo risultante. Se ci poniamo ancora nella situazione in cui I1 presenta il valore massimo istantaneo positivo, abbiamo B1 che assume il suo valore massimo, diciamo BM, mentre B2 e B3 hanno valore BM/2 essendo creati da correnti che hanno valore istantaneo pari a metà del valore massimo. Notiamo anche che B2 e B3 formano angoli di 60° con B1. Data la simmetria dei due campi rispetto a B1 è evidente che il campo risultante sarà diretto proprio lungo B1 stesso. Basta allora sommare a B1 le componenti di B2 e B3 lungo B1 stesso:
\[B = B_1+B_2 \;cos\left(\frac{\pi}{3}\right)+B_3 \;cos\left(\frac{\pi}{3}\right)=B_1+B_2 \cdot \frac12+B_3 \cdot \frac12 \]
sostituendo a B1, B2 e B3 i valori istantanei BM, BM/2 e BM/2:
\[ B= B_M + \frac{B_M}{2} \cdot \frac12+\frac{B_M}{2} \cdot \frac12= \frac 32 B_M \]
Si può dimostrare che in qualsiasi altra situazione il campo risultante
mantiene, in modulo, sempre lo stesso valore pari a 1,5 volte il valore massimo del campo prodotto da una fase.La velocità di rotazione del campo dipende dalla frequenza f del sistema di correnti trifase.
Indicando con n1 la frequenza di rotazione del campo, espressa in giri al minuto, dal fatto che n/60 = f possiamo trovare la relazione: n1 = 60 f, impropriamente detta 'velocità' del campo.
Se le correnti di fase sono uguali, cioè se il sistema è equilibrato, il campo ha modulo costante nel tempo. Parleremo in questo caso di campo circolare. Uno squilibrio delle correnti provoca la variazione continua del modulo di B: il moto del campo appare allora irregolare e viene detto campo ellittico, perchè la punta del vettore risultante B descrive un'ellisse.
2.3 - Inversione del senso di rotazione
Se 'invertiamo due fasi' , il che significa ad esempio mandare nella fase 2 la corrente I3 e nella fase 3 la corrente I2 , si inverte il senso di rotazione del campo. Nell'esempio si simula proprio l'inversione di I2 e I3. Per ottenere l'inversione del campo qualsiasi coppia di fasi può essere invertita.
3 - Coppie polari e velocità del campo magnetico rotante
Abbiamo già rilevato che la velocità del campo rotante è determinata dalla frequenza delle correnti statoriche ed è ad essa direttamente proporzionale, nel senso che, ad esempio raddoppiando la frequenza, raddoppierà la velocità di rotazione. Ma vi è un altro fattore che influisce sulla velocità: si tratta del numero di coppie polari che caratterizzano il campo magnetico rotante.
3.1 - Coppie polari del campo magnetico
Per comprendere il concetto di polarità del campo consideriamo quanto segue.
Il campo risultante generato da un sistema come quello rappresentato nella lavagna a sinistra può essere immaginato come generato da due poli magnetici rotanti che si formano nello statore. Le linee di campo escono dal polo Nord e entrano nel polo Sud. Un simile campo magnetico è detto bipolare. Si può confermare questo fatto osservando le configurazioni istantanee delle polarità magnetiche dei poli: lo statore appare sempre suddiviso in due zone ognuna delle quali comprende solamente poli Sud o poli Nord.
La frequenza di rotazione di un campo bipolare è uguale alla frequenza delle correnti che lo generano: se la frequenza delle correnti è di 50 Hz la 'velocità' del campo sarà di 50 giri al secondo o 3000 giri al minuto, come si ricava anche dalle formule precedenti.
Ora
supponiamo che
il sistema sia realizzato come nella rappresentazione qui a
sinistra. Ogni fase comprende quattro poli. Essi devono
essere avvolti in modo tale che le correnti creino poli
magnetici che
si alternano secondo la sequenza Nord-Sud-Nord-Sud. Nel caso
della fase 1, dal polo in alto vicino al
princicio P1,
si passa a quello che si trova a 90° in
senso
orario, poi ai successivi a 180° e 270°. Facendo attenzione al verso
con
cui si avvolgono le spire attorno ai poli, si ottiene che la corrente I1
della fase 1 crea quattro poli
magnetici alternati N-S-N-S disposti come nell'immagine.
Analogamente per la fase 2 e la fase 3. L'effetto complessivo delle tre correnti è allora quello di suddividere, dal punto di vista magnetico, lo statore in quattro zone, ciascuna delle quali rappresenta alternativamente un polo Nord e un polo Sud. Esistono quindi due coppie di poli Nord-Sud e il campo si dice a 4 poli o tetrapolare. Anche in questo caso possiamo pensare al campo rotante come ad un insieme di 4 poli magnetici rotanti che si creano nello statore. Le linee del campo risultante escono dai poli Nord di statore ed entrano nei poli Sud.
Come fatto notevole si osservi che questo campo possiede una velocità dimezzata rispetto al caso precedente. Se la frequenza delle correnti è di 50 Hz il campo compie 25 giri al secondo, 1500 giri al minuto.
3.2 - Velocità del campo
Quanto detto sopra è un dato generale: la velocità del campo rotante è inversamente proporzionale al numero di coppie polari. Definiamo quindi la grandezza p = numero di coppie polari. Parleremo allora di campo, di avvolgimento o di macchina con p coppie polari. Per una macchina bipolare avremo p = 1, per una macchina tetrapolare p = 2, ecc. Ovviamente 2p assume il significato di numero di poli, così se p = 2 il campo ha 2p = 4 poli, se p = 3 il campo ha 2p = 6 poli, ecc.
Possiamo allora scrivere una legge più generale per la velocità del campo rotante:
\[\frac{n_1}{60} = \frac{f}{p} \]
da cui si può ricavare la velocità
in giri al minuto:
\[n_1 = \frac{60 f}{p} \]
Ricordiamo ancora che la velocità
è, correttamente, una frequenza di rotazione, che andrebbe misurata
in Hz (hertz) ovvero s-1.
L'unità minuti-1 (o giri/minuto),
molto utilizzata nella pratica, non fa parte del sistema
internazionale di unità di misura. Nel caso di una macchina a quattro poli, il passo polare τ è dato da \( \tau= \frac{r \pi}{2}=\frac{r \pi}{p} \).
4 - Campo magnetico nel traferro di macchine isotrope
Una soluzione costruttiva frequentemente utilizzata per le macchine elettriche basate sul principio del campo rotante trifase (motori asincroni, motori e generatori sincroni), comporta la loro realizzazione nella configurazione cosiddetta a 'poli lisci'. Una macchina a poli lisci, detta anche isotropa, è caratterizzata dalla presenza di un traferro costante(4).
Per contro, le macchine a poli salienti o anisotrope sono caratterizzate dalla non costanza del traferro, il che si riflette sulla non omogeneità delle riluttanze del circuito magnetico.
In una macchina isotropa i conduttori che realizzano gli avvolgimenti sono inseriti all'interno di canali o cave, ricavati nel circuito magnetico dello statore e del rotore. Le cave sono uniformemente distribuite lungo le superfici cilindriche dello statore e del rotore (figura 5, dove però non sono rappresentate le cave del rotore).

Figura 5 - Sezione dello statore di una macchina elettrica isotropa bipolare con le cave in cui sono sistemati i conduttori di fase.
si può avvicinare alla
condizione ideale.
La figura 5 rappresenta lo statore di una macchina isotropa bipolare.
L'avvolgimento di ogni fase occupa 10 cave, quindi abbiamo q = 5 cave per ogni polo e per ogni fase. Abbiamo qui introdotto il parametro q, numero di conduttori per polo e per fase. I colori evidenziano la disposizione dei conduttori rispetto alle fasi di appartenenza.
4.1 - Campo nel traferro di una macchina isotropa
Per determinare il campo magnetico nel traferro di una macchina isotropa faremo ricorso alla legge della circuitazione magnetica di Ampère e ad alcune ipotesi semplificative che consentono di agevolare il calcolo, senza tuttavia togliere validità e generalità ai risultati.
4.2 - Le ipotesi semplificative
Per studiare il campo magnetico nel traferro è opportuno avvalersi di alcune ipotesi che consentono di semplificare l'analisi:
- La riluttanza magnetica dei percorsi nel materiale con cui sono realizzati statore e rotore è nulla: ℜm = 0 oppure, equivalentemente, la loro permeabilità magnetica è infinita μ = ∞
- Il campo ha la stessa configurazione in tutti i piani perpendicolari all'asse di macchina
- Le linee di campo escono ed entrano perpendicolarmente rispetto al mezzo di permeabilità infinita e possono essere considerate radiali nel traferro
4.3 - Permeabilità e campo H
Come è noto vale la relazione B = μ H in cui B è l'induzione magnetica (ma è in realtà il vero campo magnetico), μ è la permeabilità magnetica che dipende dal mezzo in cui si sviluppa il campo, H è storicamente il vettore 'campo magnetico' .
Per un solenoide si ha:
\[H = \frac{NI}{l} \]
dove N è il numero di spire, I
l'intensità di corrente che le percorre, l la
lunghezza del solenoide. NI è spesso
indicata con il termine forza magneto-motrice (fmm).L'aspetto interessante del vettore H è che esso non dipende dal mezzo in cui si sviluppa il campo magnetico, ma solo dalla configurazione delle correnti che ne sono l'origine. Per tale motivo alcuni calcoli vengono semplificati usando H al posto di B.
Nel vuoto o nell'aria in cui μ = μ0 (12.5664 10-7 N A-2 o H m-1), si ha B = μ0 H e quindi vi è proporzionalità tra i due vettori, essendo μ0 uno scalare. È ciò che accade, per esempio, nel traferro di una macchina elettrica.
Nei mezzi materiali ferromagnetici la permeabilità non è più una semplice costante numerica, ma dipende dall'intensità dello stesso campo magnetico e in materiali non isotropi assume addirittura lo status di tensore (generalizzazione del concetto di vettore).
Può risultare sconcertante l'affermazione, basata sulla precedente ipotesi 1 che:
la permeabilità infinita del mezzo ferromagnetico (statore e rotore ) comporta che B abbia un valore diverso da zero, mentre H è nullo.
Possiamo giustificare intuitivamente l'affermazione nel modo seguente.
Nell'ipotesi che, in B = μ H, il campo di induzione B debba mantenere un certo valore, se μ assume valori grandi, H deve corrispondentemente diminuire.
Portiamo un esempio numerico a sostegno di quanto sopra.
Supponiamo si debba avere una intensità di induzione magnetica B = 0.8 T sia nel traferro che nel nucleo magnetico realizzato con lamierini al silicio. La permeabilità di tale materiale all'induzione di 0.8 T è pari a μ = μr⋅μ0 = 2550⋅μ0 , che equivale a dire che l'effetto del lamierino è di amplificare il campo di 2550 volte rispetto all'aria o al vuoto.
Con un semplice calcolo:
nel traferro: H = B/μ0 = 0.8 / 12.5664 10-7 = 636618 A/m
nel ferro: H = B/μ = 0.8 /3.2 10-3 =250 A/m
Come si vede la disparità tra i due valori è notevole: se si dispone di un avvolgimento di 100 spire, nel ferro sarebbe sufficiente, a parità di altre condizioni e supponendo l = 1, una corrente di 2.5 A per ottenere un campo di 0.8 T. Nell'aria, con 100 spire, dovremmo utilizzare una corrente di oltre 6000 A.
Spingendo il ragionamento al limite, volendo ridurre a zero il valore di H, μ dovrà assumere un valore infinitamente grande.
4.4 - La circuitazione
Nella
parte in basso a destra della lavagna vediamo una porzione di statore
e rotore linearizzati. La corrente nel conduttore 1 è uscente (verso
l'osservatore), la corrente nel conduttore 2 è entrante. Con
δ
(delta) indichiamo lo spessore del traferro.Per calcolare la circuitazione individuiamo un percorso chiuso in un campo magnetico, ad esempio una linea chiusa orientata che circondi il conduttore 1.
La circuitazione si può calcolare suddividendo in piccoli tratti \(\Delta l \) il percorso, calcolando per ognuno di essi il prodotto scalare \(H \cdot \Delta l\) e sommando fino a coprire tutta la linea chiusa:
\[ \oint_ l (H) = \sum_i H_i \cdot \Delta l_i \]
dove usiamo la notazione \( \oint_ l (H)\) per indicare la
circuitazione di \(H\)
lungo la linea chiusa \(l\).
Se la linea chiusa circonda un conduttore percorso da corrente \(I\)
avremo:
\[ \oint_ l (H) = \sum_i H_i \cdot \Delta l_i= I \]
Nel caso generale in cui più correnti attraversino la superficie che ha come perimetro la linea di circuitazione:
\[ \sum_i H_i \cdot \Delta l_i= \sum_k I_k \]
dove \( \sum_k I_k \) è la somma algebrica (con segno) delle correnti.Se invece la linea non circonda alcuna corrente:
\[ \sum_i H_i \cdot \Delta l_i= 0 \]
Nel nostro caso, avendo posto \(H= 0\) nello statore e nel rotore, alla circuitazione danno contributo
solo i tratti di attraversamento del traferro di lunghezza \(\delta \).
Tale lunghezza è di solito sufficientemente piccola da poter
considerare costante il campo su tutto il tratto \(\delta \).
Il campo
nei punti A e B dovuto al conduttore 1, in base al verso
della corrente, ha
l'andamento rappresentato: \(H_A \) verso il basso, \(H_B \)
verso l'alto; tuttavia per un calcolo corretto della circuitazione
conviene stabilire un verso
positivo del campo(5)
nel traferro. Consideriamo per esempio positivo un campo diretto dallo
statore al rotore. Il contributo alla circuitazione sarà a sua volta
positivo se l'orientamento della linea è concorde con il verso positivo
di H, negativo in caso contrario (6).
L'orientamento della linea è anch'esso arbitrario. In questo
caso abbiamo scelto un verso antiorario (concorde con l'orientamento
delle linee del campo magnetico creato dal conduttore 1).Allora con le ipotesi poste:
\[ H_A \cdot \delta - H_B \cdot \delta = I \]
Il segno meno davanti ad \(H_B \) è dovuto quindi alla
scelta del verso positivo di H precedentemente effettuata.Consideriamo ora un secondo percorso di circuitazione tale che la linea sia compresa tra i due conduttori. Scriviamo la circuitazione:
\[ H_D \cdot \delta - H_E \cdot \delta = 0 \]
La circuitazione è nulla perchè nessuna corrente è circondata dalla
linea chiusa. Quest'ultima relazione ci dice che \(H_D = H_E \) e poichè l'unico vincolo che abbiamo posto è che la linea sia compresa all'interno dei conduttori 1 e 2, possiamo affermare che \(H_D = H_E = H_B\) e quindi concludere che tra i conduttori 1 e 2 il campo deve essere costante e uguale per esempio ad \(H_B \).
Consideriamo infine una terza linea chiusa che comprenda entrambe i conduttori. Poichè, dal nostro punto di vista i due conduttori sono i lati attivi di una spira (o di un avvolgimento) le due correnti sono uguali ed opposte. Allora:
\[ H_A \cdot \delta - H_C \cdot \delta = I - I = 0 \]
Questa relazione ci dice che \(H_A = H_C \)
e che quindi anche il campo all'esterno dei due conduttori è costante.Abbiamo quindi già una serie di importanti informazioni sull'andamento del campo nel traferro: nelle ipotesi poste il campo avrà un andamento rettangolare come quello evidenziato nella parte alta della lavagna.
Resta il fatto che abbiamo due incognite \(H_A\) e \(H_B\), ma, per il momento, una sola equazione che le mette in relazione:
\[ H_A \cdot \delta - H_B \cdot \delta = I \]
Ci viene però in aiuto un'importante proprietà del campo magnetico: la sua solenoidalità.4.5 - La solenoidalità del campo magnetico
Una caratteristica importante del campo magnetico è la cosiddetta solenoidalità.
Figura 6 - Per la solenoidalità del campo magnetico Il flusso che entra da S2 deve essere uguale a quello che esce da S1.
La superficie chiusa che noi consideriamo è costituita dalla superficie interna dello statore, con le due basi circolari di raggio r. In verità, date le ipotesi fatte, non si può avere flusso uscente attraverso le basi e quindi è sufficiente considerare la superficie laterale del cilindro. I conduttori 1 e 2 dividono la superficie laterale in due parti: \(S_1\) e \(S_2\). Se \(l\) è l'altezza del cilindro, basandoci sulla figura 6, avremo: \(S_1= r\;\alpha\;l\) e \(S_2= r\;(2\pi-\alpha)\;l\).
Per la sinusoidalità: \(B_1\;S_1+B_2\;S_2=0\), dove \(\Phi_1=B_1\;S_1\) e \(\Phi_2=B_2\;S_2\) sono i flussi uscenti (7) dalle rispettive superfici. Avremo allora:
\[ \mu_0 H_A \;(2\pi-\alpha)\;r\;l + \mu_0 H_B\; \alpha\;r\; l = 0 \]
Risolvendo il sistema:
\[\begin{cases} H_A \; \delta - H_B \; \delta = I \\ H_A \; (2\pi-\alpha) + H_B \; \alpha = 0 \end{cases}\]
ricaviamo i valori per HA e HB:
\[ H_A=\frac{I\;\alpha}{2\;\pi\;\delta} \qquad \qquad H_B=\frac{I\;(\alpha-2\pi)}{2\;\pi\;\delta} \]
Come si vede, questi valori , oltre che dalla corrente e dallo spessore
del traferro, dipendono dall'angolo
α
sotto il quale la spira è vista dal centro. Per noi è interessante il
caso in cui i conduttori dividono la superficie di statore in parti
uguali.
Per esempio ponendo α
= π
si ottiene subito che:
\[ H_A=\frac{I}{2\;\delta} \qquad \qquad H_B=-\frac{I}{2\;\delta} \]
e, come si vede, questo comporta l'uguaglianza dei due campi a meno del
verso.Altrettanto interessante è il caso di 4 conduttori disposti simmetricamente e percorsi da correnti uguali, alternativamente entranti e uscenti, caso che si presenta nello studio di una macchina tetrapolare. Qui possiamo applicare tutti i ragionamenti precedenti immaginando che il sistema sia composto da due spire ognuna con due lati attivi.
La seconda spira genera un campo simile al primo che sovrapposto al precedente dà un campo risultante rettangolare e simmetrico.
4.6 - Campo di un avvolgimento distribuito
Studiamo
ora il caso di un avvolgimento ripartito su più cave. Nell'esempio
immaginiamo che i conduttori di una stessa fase siano distribuiti su 3
cave a distanza angolare θ una dall'altra. Nell'ipotesi che
α
= π
avremo dei campi rettangolari come già visto. Anche qui calcoliamo il
campo per ogni coppia di conduttori corrispondenti (ogni spira): la
coppia 1-1' produce il campo
rettangolare H1 evidenziato, simile al
campo
H2
della coppia 2-2' e a H3
della coppia
3-3', che tuttavia appaiono sfasati di una
distanza r⋅θ
uno rispetto all'altro (nel grafico si è posto il raggio r =1) . La
sovrapposizione dei tre campi dà un campo
risultante a gradini. Questi campi rettangolari possono essere ottenuti come sovrapposizione di sinusoidi, cioè possono essere sviluppati in serie di Fourier. Il campo H1, per esempio può essere scritto come:
dove si sono scritti i primi tre termini dello sviluppo in serie di Fourier. La fase β tiene conto dello spostamento rispetto all'origine degli assi.
In prima approssimazione ognuno dei campi rettangolari può essere rappresentato dalla sinusoide fondamentale o prima armonica, per H1 :
il che consente una notevole semplificazione dei calcoli. Il prezzo da pagare tuttavia è di trascurare il contenuto in armoniche di queste forme d'onda, il che è maggiormente importante quando si tratta di generatori sincroni, ove la sinusoidalità delle tensioni generate deve essere garantita con elevata precisione.
La presenza di armoniche nel campo rotante dei motori è principalmente legata a un aumento delle perdite e alla formazione di coppie parassite, che possono provocare irregolarità nel funzionamento in certe situazioni.
Il campo risultante è dato dalla sovrapposizione delle tre onde rettangolari H1, H2, H3 e può a sua volta essere sviluppato in serie di Fourier. La prima armonica di H si ottiene allora come sovrapposizione delle tre fondamentali di H1, H2 e H3 oppure può essere determinata direttamente secondo l'espressione:
dove compare q, numero di cave per polo e per fase (3 nell'esempio) e ka, noto come fattore di avvolgimento, coefficiente correttivo (mai maggiore di 1) che tiene conto della differenza di fase tra le sinusoidi (e i fasori rappresentativi) dovuta allo spostamento angolare θ tra cava e cava. ka è sostanzialmente il rapporto tra la somma vettoriale dei campi e la somma algebrica dei loro moduli \(k_a=\frac{\sum \vec H_i}{\sum H_i}\) e può essere calcolato rapidamente con la formula che compare nella lavagna.
5 - Campo magnetico rotante in una macchina isotropa
Dopo
aver visto come determinare il campo magnetico per un avvolgimento
distribuito ci resta da studiare il campo rotante generato da
uno
statore con un avvolgimento trifase distribuito. Abbiamo rappresentato
nella lavagna una sezione dello statore di una macchina isotropa a 4
poli (p = 2). L'avvolgimento è realizzato con 3 cave per polo/fase. Come al
solito le fasi sono evidenziate con colori diversi. Con le stesse
convenzioni precedentemente adottate sui versi delle correnti,
possiamo evidenziare la sequenza
dei versi istantanei delle correnti nei conduttori di fase.
Esse danno origine a 4
poli magnetici di statore rotanti con velocità:
\[ n_1 = \frac{60\;f}{p} = \frac{60\;f}{2}\]
che a loro volta generano un campo
magnetico rotante come evidenziato in lavagna.5.1 - Andamento del campo rotante nel traferro
Cerchiamo ora di
visualizzare l'andamento del campo rotante nel traferro. A tale scopo
abbiamo rappresentato lo statore in forma schematica e linearizzata con
i conduttori,
mettendo anche in evidenza gli inizi di ogni fase.(P1,
P2, P3).Alimentiamo inizialmente il sistema solamente con la corrente I1. Notiamo subito che si forma il campo a gradini che avevamo già studiato in 4.6. Si tratta di un campo alternativo, poichè la corrente che lo genera varia nel tempo sinusoidalmente, ma fisso nello spazio. Analoghe considerazioni valgono per i campi generati dalla corrente I2 e dalla corrente I3.
Il campo magnetico creato da una fase ha allora un periodo temporale \(T = \frac 1 f\) e un periodo spaziale \(T_S=\frac{2\;\pi\;r}{p}\), dove r è il raggio della circonferenza interna di statore, mentre f è la frequenza delle correnti statoriche e p è il numero di coppie polari.
Nell'esempio ( r =1 , p = 2) osserviamo due oscillazioni complete per cui il periodo spaziale sarà TS = π.
La sovrapposizione istante per istante di questi tre campi lungo tutto il traferro genera un campo risultante che migra (lungo la circonferenza del traferro) con velocità costante verso destra. Si vede subito che il campo, nel suo spostamento, non mantiene rigorosamente invariata la forma. È certamente riconoscibile una forma periodica di base i cui dettagli però (il valore massimo, la disposizione relativa dei gradini) variano continuamente. Tale osservazione è importante per alcune considerazioni che seguiranno.
Questo campo è anch'esso funzione periodica del tempo con \(T = \frac 1 f\) e dello spazio con periodo \(T_S=\frac{2\;\pi}{p}\) (r=1). Il periodo coincide con il doppio del passo polare τ.
Il numero di oscillazioni spaziali contenuto nello sviluppo angolare (2π) dello statore dipende dal numero di coppie polari. Un campo a 4 poli deve presentare due oscillazioni spaziali complete N-S-N-S. Per tale motivo p, numero di coppie polari, rappresenta proprio la frequenza di 'oscillazione' spaziale del campo.
Analogamente, se la funzione trigonometrica cos(x) presenta una sola oscillazione nel suo periodo spaziale 2π, nello stesso periodo la funzione cos(p x) mostrerà p osclillazioni.
In prima approssimazione possiamo descrivere il campo mediante una sinusoide cui daremo il nome di sinusoide fondamentale (o semplicemente 'fondamentale').
La sinusoide fondamentale deve sovrapporsi il meglio possibile alla funzione a gradini. Deve quindi , istante per istante, 'seguire' il campo magnetico.
Quale sarà allora l'espressione analitica di questa sinusoide 'viaggiante'?
Attività 1: trova la sinusoide viaggiante
Il risultato dell'attività precedente dovrebbe essere una sinusoide la cui più evidente prerogativa è quella di spostarsi nel verso del campo magnetico alla sua stessa velocità, presentando un numero di oscillazioni spaziali corrispondente a quelle del campo. Se non fosse chiaro come ottenere questo risultato, si veda più avanti l'approfondimento degli aspetti matematici connessi alla descrizione del campo rotante nel traferro di una macchina isotropa.
6 - Campi controrotanti e teorema di Leblanc
Vediamo, qui a
sinistra, un vettore B
rappresentato in una data posizione dello spazio (un piano x-y). Fissata la direzione, questo vettore può essere
costante in verso e modulo, nel qual caso un grafico (t, B) che
descriva il comportamento del vettore al trascorrere del
tempo sarebbe semplicemente una retta parallela
all'asse dei tempi. Viceversa il vettore può
variare dipendendo dal tempo secondo una certa legge f(t). Di
particolare interesse per le applicazioni e per questo studio è il caso
in cui la legge f(t) sia di tipo sinusoidale. Ciò implica la
variazione nel tempo di modulo e verso del vettore dando luogo a quel
che si dice un vettore alternativo.
In funzione del tempo un vettore di questo tipo è espresso da:(6.1) \[ B(t)=B_M cos(\omega t +\varphi)\]
che possiamo anche scrivere nella forma:
(6.2) \[ B(t)=\frac 12 B_M cos(\omega t +\varphi) + \frac 12 B_M cos(\omega t +\varphi)\]
Ricordando che cos(x) è una funzione simmetrica rispetto all'asse delle ordinate, e quindi cos(x) = cos(−x), è possibile sostituire l'argomento di uno dei due addendi con il suo opposto:
(6.3) \[ B(t)=\frac 12 B_M cos(-\omega t -\varphi) + \frac 12 B_M cos(\omega t +\varphi)\]
Tutto ciò si ridurrebbe a una banale manipolazione algebrica se non fosse possibile una interessante interpretazione della formula (6.3).
Prendendo come riferimento la direzione di B e ponendo α = ω t + φ, la (6.3) può essere così riscritta:
(6.4) \[ B(t)=\frac 12 B_M cos(-\alpha) + \frac 12 B_M cos(\alpha)\]
Se α = 0 si ha banalmente B = 1/2 BM + 1/2 BM = BM , se α = π/2 otteniamo B =0.
La (6.4) ci invita allora a pensare il modulo di B come somma delle proiezioni di due vettori, Bd e Bs, sulla retta d'azione di B. I due vettori devono avere modulo pari a 1/2BM e in un dato istante formare angoli −α e α con B.
Notiamo però che:
(6.5) \[-\alpha=-\omega t - \varphi =(-\omega) t -\varphi \qquad \qquad \alpha = \omega t +\varphi \]
Le (6.5) comportano che le proiezioni varino nel tempo come se fossero determinate dalla rotazione dei due vettori: l'uno con velocità angolare ω: Bs(ω) in senso anti-orario, l'altro con velocità angolare −ω: Bd(−ω) in senso orario.
Secondo questa interpretazione, che costituisce il teorema di Leblanc(8), affermiamo che B = Bd + Bs e cioè che B possa ottenersi come somma vettoriale di di due vettori rotanti: Bd, che chiameremo vettore o campo destrogiro o destrorso e Bs, che chiameremo vettore o campo sinistrogiro o sinistrorso.
All' istante iniziale i vettori Bd e Bs formano con B angolì φ e − φ, come si ricava subito dalla (6.5) ponendo t=0. Essi costituiscono gli angoli di fase dei due vettori rotanti.
Ovviamente quanto detto vale per qualsiasi direzione di B come si può verificare facendo variare l'angolo θ che determina l'orientazione nel piano di B.
6.1 - Il campo rotante trifase come somma di vettori controrotanti
Ognuno
dei campi magnetici alternativi prodotto dalle fasi dello
statore
può essere scomposto in due campi controrotanti
denominati per semplicità Dk e Sk (k=
1,2,3). Così, ad esempio D1 sarà il
campo destrorso generato dalla fase 1 mentre S1
sarà il corrispondente campo sinistrorso.
La scomposizione del
campo B1
produce i due vettori D1 (tratto
continuo) e S1 (tratteggiato).
Osserviamo anche la scomposizione del
campo B2
e del
campo
B3.
Evidenziamo ora solamente i
sei campi controrotanti.
Qui notiamo che i campi D sono in fase (sono disegnati allineati invece che sovrapposti, per renderli tutti visibili), e la loro somma dà il campo risultante B che ha evidentemente modulo 1.5 BM (v. 2.2) e ruota alla stessa velocità angolare dei campi D. La somma dei campi S, che formano una stella simmetrica di vettori è, come noto, nulla(9).
6.2 - Testi dell'autore
6.3 - Approfondimenti e ricerche
Suggeriamo alcune parole chiave, anche in lingua inglese, per effettuare ricerche mirate utilizzando la casella di ricerca sottostante. L'elenco non è ovviamente esaustivo.
"Campo magnetico rotante", "Rotating magnetic fields", "Motore a induzione", "Induction motor", "Motore asincrono", "Asynchronous motor", "Alternatore", "Alternator", "Motore sincrono", "Synchronous motor", "Armoniche", "Harmonics", "Onde progressive", "Progressive waves", "Onde stazionarie", "Standing waves", ecc.
Rev. 23/08/2016
(1) Lo statore è la parte statica di una macchina elettrica. Il rotore è la parte mobile. L'immagine dello statore è stata ottenuta utilizzando un'applicazione del Prof. Mirsad Todorovac - Chair for Electronic and Informational Systems - University of Zagreb (Croazia).

(2) È opportuno chiarire o ricordare qui un aspetto importante della rappresentazione vettoriale delle sinusoidi.
In Fisica le oscillazioni vengono descritte di preferenza mediante la funzione coseno. Questo fa sì che le grandezze a cui si attribuisce un 'significato fisico concreto', che siano cioè in qualche modo misurabili, sono rappresentate dalla parte reale di un numero complesso. In Elettrotecnica è entrato nell'uso comune esprimere le grandezze sinusoidali mediante la funzione seno, per cui i valori 'fisici', 'misurabili' delle grandezze in questione sono rappresentati dalla parte immaginaria di un numero complesso e quindi dalla proiezione del vettore rotante sull'ordinata (asse immaginario). Dal punto di vista della descrizione matematica cambia ben poco: si tratta solo di una differenza di fase di π/2 che comporta semplicemente un cambiamento dell'istante iniziale. Vedi anche: I numeri complessi e Grandezze elettriche alternate sinusoidali su questo sito.

(3)La somma di campi magnetici in presenza di circuiti magnetici con materiali ferromagnetici è un'operazione delicata perchè la saturazione magnetica rende il sistema non lineare . La sovrapposizione degli effetti è rigorosamente valida se il sistema lavora nella zona lineare della caratteristica magnetica

(4) Si dice traferro lo spessore d'aria tra statore e rotore necessario per permettere la rotazione di quest'ultimo. Conviene che sia piccolo per ridurre le correnti magnetizzanti e i flussi dispersi. Nella macchina asincrona la coppia massima è fortemente dipendente dallo spessore del traferro. Per avere elevati valori di coppia massima è allora essenziale ridurlo il più possibile (da frazioni di mm a 2 mm, secondo la potenza).

(5) Perchè non calcolare la circuitazione usando i versi effettivi del campo? Ciò sarebbe sicuramente possibile, ma in casi come quello che stiamo affrontando renderebbe problematico scegliere i percorsi di circuitazione in maniera consistente. Per esempio non potremmo considerare percorsi che racchiudano correnti con versi opposti. In tal caso otterremo dei valori del campo del tutto scorretti.

(6) Ricordiamo che il contributo H⋅Δl alla circuitazione è un prodotto scalare tra vettori e quindi: H⋅Δl = H⋅Δl cos α, dove α è l'angolo tra H e Δl. Se α > 90° cos α < 0 e quindi il contributo sarà negativo.

(7) Anche qui vi è una convenzione di segno da rispettare: possiamo ad esempio considerare positivo un flusso uscente e negativo un flusso entrante.

(8) Maurice Leblanc (Parigi 1857 - Parigi 1923), ingegnere francese. Si occupò dello sviluppo e perfezionamento del motore asincrono. Introdusse la 'gabbia di Leblanc' atta a smorzare le oscillazioni pendolari degli alternatori. Fu tra i primi ad occuparsi di trasmissione delle immagini in movimento: la televisione.

(9) Si veda, ad esempio: Sistema trifase:generazione di un sistema simmetrico di tensioni, su questo sito.

(10) k è detto numero d'onde angolare k = 2π/λ. λ è la lunghezza d'onda, cioè, ad esempio, la distanza tra cresta e cresta.

(11) La scelta di usare la funzione coseno è inessenziale dato che ad analoghi risultati si perviene, modificando opportunamente l'argomento, con la funzione seno (provare).

(12) con k=0, si avrebbe 6k−1 = −1, ma questo valore non viene ovviamente considerato. L'armonica di ordine più basso è la fondamentale o prima armonica, con n=1

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